Nonostante qualche irregolarità, gli osservatori internazionali hanno definito le elezioni sostanzialmente regolari, segno che la democrazia introdotta in Benin nel 1996, è radicata nella società.
Il Benin, paese dell'Africa occidentale con otto milioni di abitanti, confina con Burkina Faso, Togo, Niger e Nigeria. Si affaccia sul golfo di Guinea, non distante dal quale sorge la capitale Porto Novo. A partire dal XVI secolo, il paese divenne noto come "costa degli schiavi", per essere una delle basi da cui inglesi e olandesi gestivano la tratta degli schiavi africani verso le Americhe.
Dopo la seconda guerra mondiale la colonia visse un processo di rapida maturazione politica, denotato dal fiorire di numerosi partiti e sindacati, che condusse nel 1960 alla conquista dell'indipendenza. I nove anni successivi furono caratterizzati da una forte instabilità politica, con il susseguirsi di cinque colpi di stato, nove governi e cinque costituzioni. Nel 1972 un ennesimo colpo di Stato impresse una svolta radicale alla forma di governo dell'ex colonia, trasformandola in una "democrazia popolare" di stampo filo-marxista, che nel 1974 assunse ufficialmente il nome di Benin. L'impronta data alla politica economica, secondo i paradigmi classici dell'ideologia marxista, non migliorò le gravi condizioni economico-finaziarie del paese, tanto che fu lo stesso colonnello golpista Kérékou a riconoscere, dopo la caduta del muro di Berlino, il fallimento del piano economico sino ad allora attuato. Dopo aver allentato il rigore ideologico proprio dell'economia pianificata, nel 1990 il Benin abbandonò definitivamente l'ideologia marxista abbracciando il processo di democratizzazione da tempo vivo in seno alla società civile. La transizione politica si è svolta senza traumi di rilievo, tanto che il Benin è stato uno dei primi Stati dell'Africa sub-sahariana ad accedere pacificamente a libere elezioni. Se il processo di democratizzazione ha trasformato il Benin in uno dei paesi più liberi e aperti dell'Africa occidentale, la difficile congiuntura economica (su cui hanno pesato anche le rigorose misure imposte dal Fondo Monetario Internazionale) si è andata aggravando nel corso degli anni '90, compromettendo seriamente lo stato dell'economia nazionale. Come molti altri paesi del continente, il Benin affronta oggi una crisi economico-finanziaria dalle gravi ripercussioni sociali, che ne fa uno dei paesi più poveri dell'Africa occidentale. In questo contesto, nel marzo del 2006 Yayi Boni è stato eletto presidente del Benin. E' finita così l'era di Mathieu Kérékou, che ha dominato la vita politica del Paese per ventotto anni. |
|||




